Save the Children definisce la povertà educativa “l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”.
In un contesto come quello appena descritto risulta difficile proporre un servizio formativo comparabile a quello che possiamo trovare in centri di alto sviluppo socio-economico; le ragioni principali possono essere riassunte in: frammentazione dell’offerta formativa e alta presenza di pluriclassi, forti problemi di mobilità sia per i docenti sia per gli studenti, mancanza di spazi di apprendimento adeguati e innovativi.
Se si pensa che in Italia sono oltre 1.200.000 i bambini che vivono in povertà assoluta, senza beni indispensabili per condurre una vita accettabile, si può capire il motivo per cui il livello di povertà educativa nel Paese sia troppo elevato; infatti è noto che la povertà economica è un fattore che può portare alla povertà educativa e viceversa. Basta pensare che molti bambini in situazioni economiche difficili non possono permettersi i libri scolastici, la possibilità di partecipare a un evento, di visitare una mostra ecc…
A tutto ciò si unisce una carenza dell’offerta formativa e di centri sociali e culturali che queste aree presentano e che quindi riduce ancor di più l’uguaglianza e l’inclusività che, uno Stato come l’Italia, non può permettersi di possedere.
La conseguenza è che 1 minore su 7 lascia prematuramente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha mai letto un libro, quasi 1 su 5 non fa sport. Bambini e adolescenti, in tutto il Paese, privati delle opportunità educative e dei luoghi dove svolgere attività artistiche, culturali e ricreative che potrebbero di fatto raddoppiare le possibilità di migliorare le proprie competenze e costruirsi un futuro migliore (Save the Children).
In questo contesto non aiuta certo l’isolamento sociale e culturale in cui risiedono i centri formativi e/o didattici; spesso manca un vero e proprio confronto tra docenti, dovuto in parte ad un organico esiguo, composto per la maggior parte di precari e cattedre soggette a turnover in quanto i docenti considerano queste zone come posti di passaggio per poi avvicinarsi al paese di provenienza. Inoltre, in questi territori raramente si trovano biblioteche o comunque servizi culturali (limitati gli spazi per attività sportive o artistiche).
Tutto ciò può trovare corrispondenza nello stato di povertà cognitiva in cui riversa l’Italia (24° dei Paesi OCSE). Se facciamo riferimento ai tre obiettivi sostenibili indicati dall’ Open Working Group Proposal for Sustainable Development Goals (ONU, 2015), tutti i minori hanno il diritto ad apprendere, crescere, sperimentare, sviluppare talenti e capacità, competenze ed aspirazioni e devono poter avere accesso ad un’offerta educativa di qualità e se poveri, devono poter essere oggetto di intense politiche di coesione, compensative ed inclusive, a scuola come nella vita.

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