Quale lavoro per le persone disabili




Il lavoro non è importante soltanto per incrementare le risorse economiche ma anche per i suoi effetti psicologici e sociali. Aiuta le persone disabili ad inserirsi interamente nella società, aumentando le reti sociali, competenze civiche, indipendenza, senso di efficacia e inclusione per essere situati in un ruolo sociale (Ferrucci, 2014)


Tuttavia, nonostante varie legislazioni per la tutela dei diritti umani, leggi anti-discriminazione, servizi e programmi per il supporto all’occupazione per persone disabili, queste ultime continuano ad incontrare notevoli barriere all’accesso all’occupazione retribuita (Vonholt, 2017).


L’integrazione lavorativa infatti è un processo dinamico in cui interagiscono diversi fattori, incluse le caratteristiche individuali, ma anche la natura stessa del lavoro, le caratteristiche dell’ambiente e la disponibilità di servizi di supporto e di accompagnamento (Vonholt, 2017). 


Possibili ragioni per un basso tasso di occupazione tra persone disabili sono la mancanza di competenze professionali e trasversali, l’atteggiamento dei datori di lavoro ed una cultura aziendale disincentivante che riflette stigma e pregiudizi (Ali, Shur, Blanck, 2010) e l’anticipazione dello stigma, che disincentiva la ricerca autonoma del lavoro (Vonholt, 2017).  


Per quanto concerne la prima causa, possiamo dire che si nota una discrepanza nei livelli di educazione e formazione tra persone disabili e il resto della popolazione, dove le persone disabili hanno un livello di educazione più basso, anche se le generazioni più giovani hanno beneficiato degli effetti delle politiche per l’integrazione portate avanti (in Italia) negli ultimi vent’anni (Ferrucci 2014).


La causa di una diffusa scarsità di competenze per il lavoro è dovuta al prolungamento dello stato di disoccupazione stesso: la lontananza dall’occupazione, dal mondo del lavoro e della formazione professionale causa un progressivo deterioramento delle competenze direttamente proporzionale al tempo dello stato di disoccupazione (Ali, Schur, Blanck, 2010).


Riguardo invece all’atteggiamento dei datori di lavoro e colleghi nei confronti delle persone disabili costituisce una notevole barriera alla motivazione alla ricerca autonoma del lavoro da parte delle persone disabili e in generale all’assunzione delle stesse. (Vonholt, 2017). 


Le persone disabili sono percepite da datori di lavoro e colleghi come inadatti alla mansione, incapaci di progredire professionalmente o avere un’efficacia lavorativa pari a quella dei colleghi (Vonholt, 2017). I datori di lavoro nello specifico mancano di fiducia nei confronti dell’efficienza ed efficacia lavorativa delle persone disabili e temono i costi associati ad una risorsa che non ritengono capace di adattarsi alle nuove richieste del mercato del lavoro (Vonholt, 2017). 

In aggiunta alle barriere originate dalla percezione soggettiva dei datori di lavoro e dei colleghi, persistono anche le barriere percepite dalle persone disabili stesse, e queste includono l’anticipazione dello stigma e della discriminazione: le eccessive richieste e requisiti risultano scoraggianti, oppure gli effetti collaterali visibili delle terapie in uso (ad esempio tremore o difficoltà nella concentrazione) che possono evocare in colleghi e superiori visioni stigmatizzate della disabilità (Vonholt, 2017). Le persone disabili risultano quindi anche meno attive nella ricerca del lavoro. Forse perché meno ottimiste rispetto alla possibilità di trovarlo (Ali, Schur, Blanck 2010).


Dato questo quadro introduttivo alla condizione delle persone disabili in stato di disoccupazione, voglio adesso introdurre brevemente i risultati di ricerche che hanno indagato le tipologie di occupazione e le caratteristiche del lavoro desiderate dalle persone disabili, al fine di aprire un orizzonte di riflessione sull’efficacia della rimozione delle barriere fisiche e sociali all’accesso all’occupazione delle persone disabili.


I disoccupati disabili non solo hanno lo stesso desiderio di lavorare delle persone disoccupate abili, ma desiderano spendere più tempo nel lavoro pagato rispetto al resto della popolazione (Ali, Schur, Blanck 2010).


Le persone disabili non presentano particolari differenze in merito alla tipologia di lavoro desiderato, rispetto al resto della popolazione, eccetto per il fatto che le persone disabili preferirebbero un lavoro nel pubblico piuttosto che nel privato.

Forse perché ritengono che il lavoro all’interno di un organo statale sia meno discriminatorio nei loro confronti e che procuri benefici più stabili e sicuri (Ali, Schur, Blanck 2010).


Inoltre, contrariamente alle aspettative, le persone disabili non desiderano maggiore flessibilità, un maggiore introito o sicurezza lavorativa come generalmente si potrebbe pensare (Ali, Schur, Blanck 2010).


Una particolarità rispetto al resto della popolazione è che le persone disabili sono più propense a cercare un lavoro part time o temporaneo, che possa permettere loro di affrontare le questioni inaspettate riguardanti la loro salute e condizioni relative alla mobilità (Ali, Schur, Blanck 2010).

 

Commenti

  1. Buon pomeriggio a tutti, segnalo questo articolo https://www.milanotoday.it/attualita/inaugurato-pizzaut.html#:~:text=Sabato%201%C2%B0%20maggio%20inaugura,ristorante%20gestito%20da%20ragazzi%20autistici. Proprio il primo maggio ha aperto in provincia di Milano PizzaAut, il primo ristorante gestito da ragazzi/e autistici e autistiche. Non si parla soltanto di lavoro del disabile, ma anche del contesto in cui l'inclusione prende forma: il caffè con il marchio 'Caffè Inclusion' proveniente dal circuito del commercio equo e solidale, la gestione delle barriere architettoniche e l'attenzione al "rumore", visto che i lavorator* sono particolarmente sensibili. A presto!

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