Il reinserimento lavorativo di persone  con lesione midollare o amputazione degli arti

Le lesioni midollari e l'amputazione degli arti sono condizioni che hanno un impatto enorme sulla persona che le subisce, creando una disabilità permanente ed influenzando profondamente la sua salute e la sua vita sociale e lavorativa. Dopo un breve sguardo alla storia della cura di queste menomazioni, verranno visti alcuni aspetti del reinserimento lavorativo che ne influenzano il successo e le tipologie di servizi ad esso dedicati. 

Lesioni midollari

Le lesioni del midollo spinale sono spesso gravi e possono comportare perdite funzionali notevolissime, non solo in termini di mobilità ma di funzionamento di organi e apparati oltre ad ulteriori gravi conseguenze nel lungo periodo. 

In passato, questa condizione era spesso così grave da comportare una mortalità elevatissima, essendo non trattata ancora in modo adeguato, come è avvenuto per la maggior parte della Storia dell’Uomo. I pochi che sopravvivevano pativano un isolamento sociale quasi totale e nella grande maggioranza dei casi tornare ad una occupazione lavorativa non era possibile. I progressi della medicina, in particolare della chirurgia, del trattamento di alcuni aspetti dovuti alle lesione e l’avvento di anestetici e farmaci per combattere le infezioni, e di ausili per la motilità hanno permesso finalmente di affrontare e risolvere alcune grosse problematiche di salute, e di reinserire coloro che sono affetti da queste lesioni a pieno titolo nella società e nel lavoro.

Tante restano le difficoltà da superare, per la salute di queste persone e di riflesso per un reinserimento socio-lavorativo ancora più efficace. La perdita di funzionalità di organi ed arti, il dolore, spessissimo presente, le molte complicazioni che possono sopraggiungere anche nel tempo (lesioni da decubito, patologie polmonari, ecc.), la lunga riabilitazione, le eventuali problematiche psicologiche (disturbi depressivi, di ansia, post traumatico da stress, bassa autostima).

Tuttavia, molti di coloro che hanno subito queste lesioni possono tornare a lavorare e ne beneficiano in grande misura, dal punto di vista della qualità della vita e delle relazioni sociali, oltre che economicamente. Le persone più giovani, più istruite e coloro che hanno lesioni di minore entità ritrovano più facilmente il lavoro, anche se nella maggior parte dei casi l’attività deve essere diversa da quella precedente e sul luogo di lavoro devono essere adoperati opportuni accorgimenti. Anche l’assistenza e la formazione propedeutiche al reinserimento al lavoro possono avere un effetto positivo, come pure la disposizione d’animo della persona.

Amputazione degli arti

Per quanto riguarda l’amputazione degli arti, essa ha coinciso spesso con la storia della chirurgia e si hanno tracce antichissime di questo tipo di operazioni avvenute con successo. La gestione delle problematiche operatorie e post operatorie ha avuto nella storia momenti più o meno avanzati,  ma in particolare negli ultimi due secoli varie innovazioni di tecnica operatoria e soprattutto, dal 19° secolo, sterilizzazione dei ferri chirurgici, igiene delle mani a cui seguiranno gli anestetici e negli anni ’40 del ‘900 nuovi farmaci per le infezioni, hanno portato ad una sopravvivenza ed ad una qualità della vita molto più alte. L’utilizzo delle protesi, anch’esso molto antico, ha avuto un continuo miglioramento, fino alle protesi più moderne, citate nella parte precedente dello scritto.

La qualità della vita può tuttora essere peggiorata da comorbilità e forti dolori, sia dolore all’arto che dolore fantasma, mentre la riabilitazione rimane lunga e impegnativa.

Coloro che hanno subito amputazione degli arti possono essere reinseriti con successo nella vita sociale e lavorativa più di altre tipologie di persone disabili. Spesso sono occupati in lavori differenti da quelli svolti prima del trauma, in particolare lavori sedentari o comunque con carico fisico minore oppure con l’utilizzo di accorgimenti ed adattamenti opportuni. Anche in questo caso, le persone più giovani, più istruite e di sesso maschile sono avvantaggiate, così come l’ atteggiamento, inteso come convinzione di riuscire a tornare al lavoro, aiuta a prevedere un esito positivo. La mancanza di accomodamenti opportuni sul luogo di lavoro costituisce una difficoltà rilevante. Anche nel caso delle persone con amputazioni, i servizi di supporto al reinserimento nel mondo del lavoro (riabilitazione professionale) possono essere di utilità.

La riabilitazione professionale

I servizi di riabilitazione professionale hanno quindi mostrato di essere di aiuto in entrambe le tipologie di menomazioni. Sono un processo assistito e basato sui bisogni individuali, che può comprendere molte fasi: diagnosi e cura delle patologie, valutazione di caratteristiche e capacità della persona, orientamento e consulenza professionale, formazione e riqualificazione professionale, compresa formazione all’inserimento nel mondo del lavoro,(comportamenti adeguati, metodi per aumentare la produttività ecc), tirocini ed apprendistati, supporto alla ricerca del lavoro, servizi sul posto di lavoro, formazione per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici, servizi di tecnologie assistive, di assistenza personale, supporto economico per cibo, vestiario e alloggio ecc.

Nei Paesi ad alto reddito i servizi di riabilitazione professionale sono di due tipi, essenzialmente.

I servizi “di transizione”, tra cui l’occupazione assistita,  prevedono un processo centrato su caratteristiche e bisogni unici della persona, al fine di individuare sia l'attività più consona alla persona che accompagnarla nel suo percorso di inserimento, con formazione, tutoraggio e supporto post occupazione.

Il secondo tipo di servizio, più tagliato per coloro che hanno disabilità gravi (come quelle dovute a lesioni del midollo spinale) e prima forma storica di riabilitazione professionale, è quello del laboratorio protetto, ambienti protetti ed in cui le persone possono stringere rapporti con altre di esperienze simili, ma con varie criticità, tra cui l’isolamento e la mancanza di integrazione sociale e la mancanza di opzioni personalizzate, oltre a condizioni di lavoro che non sono paragonabili con quelle di attività occupazionali standard.

Non sono state indagate in particolare le problematiche sul luogo di lavoro, per esempio i preconcetti e l’atteggiamento discriminatorio di colleghi e datori di lavoro, fattori di grande importanza nel successo di un inserimento stabile e soddisfacente sul luogo di lavoro.

Conclusioni

In base ai dati raccolti, una significativa porzione di persone con lesione midollare e  con amputazione degli arti viene reinserita in una occupazione lavorativa con successo. I fattori che possono influenzare la riuscita o meno del reinserimento sono molti, a partire dalle condizioni di salute, dal dolore ai problemi funzionali e cronici spesso gravi, che necessiteranno di ulteriori sviluppi in campo medico.

Coloro che hanno una età più avanzata, lesioni più gravi e sesso femminile, così come quelli che hanno difficoltà di spostamento e non possono avere opportuni accorgimenti sul posto di lavoro sono svantaggiati in entrambe le categorie di menomazioni. I problemi psicologici che si possono a volte rilevare possono avere un grande impatto e sfavorire anch’essi un reinserimento di successo.

E’ quindi importante potenziare tutti gli strumenti a disposizione per permettere una scelta personalizzata del lavoro, rendere più agevole la riqualificazione professionale e seguire la persona in tutto il suo percorso, anche successivamente alla sua occupazione.

Infine, sarebbe necessario creare nuovi strumenti in base ai bisogni reali, laddove quelli presenti sono carenti o assenti. 



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