La job rotation


 

La job rotation una strategia aziendale che può superare il problema della ricollocazione lavorativa in caso di sopravvenute inidoneità. Questo tipo di organizzazione aziendale permette di spostare periodicamente i dipendenti in diversi settori e non contempla l’assegnazione di mansioni predeterminate.


Un dipendente non ha un ruolo o una mansione ben definita, ma viene continuamente formato affinché sviluppi determinate competenze che possano permettergli di svolgere tutti i ruoli presenti in azienda e potenzialmente anche quelli che potrebbero essere utili in futuro. La rotazione delle mansioni aziendali consente di saper fare tutto e di conoscere l’organizzazione aziendale a 360 gradi, in un’ottica globale dei problemi che si possono manifestare, non solo a livello operativo ma anche a livello relazionale.

Sicuramente un approccio consolidato alla job rotation consente di valorizzare i talenti interni e di investire nello sviluppo del personale. 

Una forma di apprendimento continua è un compito complesso, ma sta cambiando la concezione stessa del lavoro che, essendo in costante cambiamento, non può più essere considerato statico, non si può più avere un solo ruolo ben definito e pensare che rimarrà tale nel corso di tutta la vita professionale. La società sta cambiando molto rapidamente, con le innovazioni tecnologiche, così mutano anche i ruoli e le mansioni richiesti dalle aziende. 

L’evoluzione delle società avanzate e gli andamenti dei cicli economici che le caratterizzano richiedono sempre più ai lavoratori nuove competenze, nuove disposizioni psicologiche, nuovi atteggiamenti mentali, nuove abilità. Ritrovarsi ad acquisire nuove abilità non è una situazione che può sopravvenire solo in caso di una inidoneità professionale, ma avviene sempre, continuamente. Il mercato ci chiede continuamente nuove abilità, conoscenze e capacità diverse rispetto a quelle che ci era stato richiesto di acquisire al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Per saper fronteggiare qualsiasi problema è necessario acquisire quelle competenze che permettono di sapersi porre di fronte ai problemi con cui ci si interfaccia nella vita sociale e professionale.

Il valore più grande di una persona oggi non è un’abilità particolare, specifica, applicativa. 

L’importanza risiede nei processi non routinari, nel contributo umano, che può corrispondere a pensieri innovativi, scoperte, collaborazioni e apprendimento continuo. Non esiste più una sola soluzione ideale per un dato problema, non ci sono più mansioni predeterminate, tutto diventa trasversale e interdisciplinare.

La job rotation consente ai lavoratori anche di avere una visione più ampia dell’organizzazione in cui operano.

Permette di contestualizzare i compiti e le attività e di avere una conoscenza completa della realtà aziendale e di ciò che la circonda. Ciò consente di avere maggiore consapevolezza relativamente alla rilevanza della mission e della vision aziendali, di conoscere quindi la missione e lo scopo dell’azienda. Questo aumenta anche il livello di soddisfazione dei lavoratori perché moltiplica e amplifica le esperienze. Entrare in contatto con persone e contesti organizzativi diversi da quelli in cui si è sempre operato rende più stimolante l’attività lavorativa e minimizza problematiche come la noia e l’assenteismo. Si tratta di una forma di essere attivamente partecipi nella vita aziendale e questo genera anche maggiore produttività.

Oltre a questi benefici l’uso del job rotation può ridurre i costi della formazione, perché limita le attività formative ordinarie. 

La dinamica del learning by doing risulta più soddisfacente e comporta costi decisamente ridotti per il datore di lavoro rispetto alle aule organizzate. L’aula si trasforma in una forma di apprendimento operativa e questo permette anche di valutare il personale, le predisposizioni o attitudini dei dipendenti ed eventuali tavole di rimpiazzo.

Modalità organizzative di questo genere possono brillantemente superare gli ostacoli del lavoratore di fronte ad una sopravvenuta inidoneità. I lavoratori possono avere l’opportunità di essere adeguatamente accompagnati nei processi di cambiamento, ancora prima di averne eventualmente bisogno. Non deve essere né un’imposizione, né una necessità, ma deve nascere come un’opportunità. La job rotation deve essere intesa come una preziosa opportunità, che tutti i lavoratori devono essere in grado di cogliere.

Flessibilità è una parola chiave. Il lavoratore di oggi è una persona flessibile, con capacità e competenze trasversali, multidisciplinari e interdisciplinari. Cambiare mansione solo in caso di necessità, considerando i meccanismi di cambiamento particolarmente veloci in queste situazioni, potrebbe portare a diverse problematiche. Il lavoratore potrebbe vivere il repentino cambiamento con un senso di incertezza e inadeguatezza e non avere un tempo adeguato all’apprendimento.

Inoltre l’atto di stravolgere gli equilibri interni all’organizzazione può avere delle ripercussioni sui processi produttivi e relazionali. I risultati positivi non sono visibili nell’immediato, non sono tangibili a breve termine, ma riguardano un più graduale processo di sviluppo del dipendente.

Si deve lavorare su se stessi fin da subito, non solo nel momento in cui diventa necessario. Le aziende stanno sviluppando sempre più un’attitudine positiva alla flessibilità e mirano alla cultura del cambiamento. Alla base deve esserci sempre un’adesione volontaria e un percorso di accompagnamento ai nuovi compiti allenando i lavoratori al cosiddetto cross training, attraverso programmi ben organizzati e strutturati di alto livello.


Bisogna puntare sempre di più sulla formazione, che è lo strumento principale per accrescere le proprie competenze, per acquisirne di nuove e ampliare le proprie attività. Formarsi continuamente significa mettersi in gioco e poter gestire in ogni momento qualsiasi fase della propria carriera lavorativa.

La formula della job rotation è nata inizialmente per permettere alle risorse più giovani, spesso neolaureate, di riuscire a capire quale fosse la loro strada e quali fossero le proprie attitudini. In un secondo momento, tale formula si è estesa a tutte le categorie di lavoratori ed è molto interessante come possa aver generato maggiore soddisfazione e più forti stimoli. Permette ai lavoratori di aggiornarsi di continuo, di crescere, di acquisire competenze nuove e impensabili prima, indispensabili magari per ruoli nuovi. Possiamo considerarela job rotation anche come una forma di incentivazione dei migliori talenti e può diventare un vero e proprio piano strategico a lungo termine per l’azienda. Abbiamo assistito a una carenza di competenze digitali gli anni scorsi, la popolazione dei lavoratori era in gran parte composta da analfabeti digitali. Si è parlato poi di sviluppo e rinnovamento, evitando sempre più frequentemente di andare ad acquisire quelle competenze all’esterno, attraverso delle specifiche consulenze. Si è puntato a offrire lo sviluppo ai professionisti interni all’azienda, dando loro una forte motivazione per crescere.

Il mondo digitale, le innovazioni tecnologiche possono aiutare a superare molte problematiche legate alle inidoneità e al reinserimento lavorativo per le persone svantaggiate. L’importanza e la forza strategica della combinazione di elementi quali formazione continua, rotazione lavorativa e gestione dei talenti è sempre produttiva e diventa necessaria per lo sviluppo delle risorse umane interne, soprattutto nel momento in cui sopravviene una difficoltà di qualsiasi natura. Poter contare su collaboratori motivati, preparati e coinvolti è di estrema importanza, in tutti i casi.

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